The tram series: Katka

Prendo apposta quello che io chiamo tram bello per starmene in pace nel mio posticino senza dovermi piú alzare a causa dell’entrata improvvisa di qualche vechietta claudicante. Il tram bello è grande, i sedili sono a due a due cosí che posso mettermi vicino al finestrino e prima di me dovrebbe comunque alzarsi chi è seduto al mio fianco per cedere il posto.
Non ho mai usato i mezzi per andare al lavoro, solamente il treno a dire il vero, che non chiamo mezzo pubblico perché non so se rientra in questa categoria; si fanno strani incontri qui, indipendentememte dalle ore. Mi piace fantasticare sulla vita delle persone che mi stanno sedute accanto, cogliere dai dettagli e mille sfumature della personalità individuale. Sono una specie di investigatore privato senza scopo, che non fa domande, che non testa, ma che osserva e coglie i dettagli.
Oggi voglio parlarvi di Katka qui accanto a me: legge un giornalino che parla di attività fisica, ovviamente non capisco nulla di ciò che è scritto sia perché non parlo il ceco, sia perché non voglio risultare troppo invadente e spingere la mia faccia sul suo giornalino. Katka non è giovane e nemmeno bella, porta però i suoi 49 anni con discreta dignità, il senso del gusto nell’apparire non le appartiene proprio: abbina un piumino leggero color oro con i capelli dello stesso colore; la borsa in vernice blu prende a schiaffi i consumati pantaloni neri in denim che almeno si accoppiano alle scarpe decisamente fuori moda; non porta i tacchi, Katka vuole essere comoda oggi mentre cammina rapida tra un ufficio e l’altro dell’edificio dove lavora per portare le comunicazioni importanti al capo. Quel capo che piú volte ha girato lo sguardo mentre lei ammiccava un sorriso in sua direzione, piú interessato alla nuova e fresca segretaria appena assunta. Scende a Pyonirska Katka, lo fa frettolosamente, richiudendo il giornalino sportivo rapidamente e riponendolo senza cura nella vecchia borsa in vernice blu. Metterá lo smalto rosso su quelle unghie ora senza colore, pettinerá bene i capelli ispidi, ripetendosi mille volte che il biondo le sta bene perché le illumina il viso, rifiutando l’idea del castano chiaro, troppo da vecchia. E ballerá ancora una volta con quel panciuto uomo sposato ventidue anni fa per non sentirsi sola e mentre ballerá il pensiero sfiorerà quell’attimo in cui il cielo era colore del piombo fuso quando su una panchina del parco il suo primo vero amore le rubò la verginitá, la felicità e la spensieratezza per sempre.

Ciao Katka, buona vita.

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