The tram series: Marek

In molti si dispiacciono perché io scrivo poco qui o quasi nulla.
È che tutto è triste qui attorno, per quanto mi sforzi nel cercare qualcosa di positivo in questi sguardi che mi circondano, non ci riesco proprio. Tristi e squallide sono le persone attorno a me ed io mi sto adattando a loro.
“L’autista dal trillo facile” potrei intitolare questo articolo, il Marek quotidiano che ha trovato la sua realizzazione della vita: guidare i tram suonando il cazzo di campanello ogni mezzo minuto per far sentire la sua presenza, il suo potere fasullo, in questo mezzo di trasporto troppo moderno per lui. E bere birra, tifare alle partite di hockey vestito da coglione (ma quanto sono ridicoli con quelle maglie abnormi i tifosi di hockey?), mangiare maiale fino all’ostruzione delle coronarie e vomitare in strada dopo le uscite con i colleghi.
Quante vite attorno a me, quante di queste sono degne di essere vissute?
Marek oggi ha deciso di essere protagonista finalmente, non solo strimpellando il campanello del tram, ma uccidendo l’uomo che qualche anno fa gli ha portato via il figlio in un banalissimo incidente.
Ogni giorno l’assassino sale a Moravske Namesti e scende a Bystrc; stessa ora, stesso minuto, stesse fermate. È successo solamente una volta che l’assassino sia salito due fermate dopo, probabilmente non aveva dormito in casa sua, quell’adultero! E Marek ha chiesto ai suoi colleghi, vedendosi poi approvata la richiesta, di guidare quel tram in particolare ogni giorno. Oggi però sarà l’ultimo giorno di lavoro di Marek e lui lo sa, per questo motivo strimpella quel cazzo di campanello come se non ci fosse un domani perché è consapevole che un domani non ci sarà.
Tutti i tormenti finiranno oggi, qualche fermata ancora e scenderà assieme all’assassino, estrarrá il coltello ben nascosto nella borsa a tracolla e glielo pianterà alla gola, tagliando tutto, trattenendo il respiro e assaporando il potere di mettere fine ad una vita, come l’assassino aveva già fatto con suo figlio qualche anno fa, in quel freddo pomeriggio estivo.
Si leccherà poi le mani dal sangue, come una bestia feroce, gustando il restogusto ferroso e si pianterà il coltello nella pancia, mettendo fine ai tormenti di entrambi.
Lo pensa e lo architetta ogni giorno Marek, ma non lo fará mai: a Bistric c’è lei, la sua bella e affranta donna che lo aspetta ogni mattina con il sacchetto di rolik in mano. Lo guarda, lancia uno sguardo veloce all’assassino che inconsapevole di tutto cammina veloce verso l’ufficio e i due si abbracciano, piangendo silenziosamente.

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