The train series: Hanz

(scritta nel treno Vienna-Villach, ecco il perché dei nomi austriaci e dei paesaggi verdi)

I cechi più rumorosi che abbia mai sentito in vita mia, nel mio vagone, non mi lasciano pensare. Ho bisogno della giusta concentrazione per scrivere, non è facile riflettere con persone dietro di te che non fanno altro che parlare e parlare ad alta voce, continuamente. La lingua è il ceco, ma non ne sono certa del tutto, forse slovacco perché mi sembra davvero impossibile che questi 4 ragazzotti dai modi decisamente rudi possano essere cechi in quanto conosco questo popolo ormai da quasi due anni e non mi mai successo di sentirmi distratta in un mezzo pubblico per il tanto ciarlare, anzi, la maggior parte delle volte scrivo proprio per contrastare il silenzio che regna. E’ giusto cercare di adattarsi quando si è ospiti di una nazione, rispettare usi e costumi per uniformarsi, ma la tipica natura espansiva dei popoli del sud non è sempre semplice da domare e mai come in questi luoghi mi sono sentita aperta; io, che nel paese dove vivevo prima sono sempre stata considerata la chiusa, la fredda, la silenziosa, spesso sento il mio cuore esplodere per il troppo silenzio e la mente impazzire quando solamente il suono delle rotaie del tram è percepito nelle mie orecchie.

Ecco che i ragazzotti si sono tranquillizzati, e nuovamente il silenzio rimbomba in questo treno; anche la donna dai capelli rossi, che sempre sarà la donna dai capelli rossi come migliaia di altre donne, sembra distendendersi. Non comincio una storia finché non so dare il nome ad un personaggio, è una mia condanna: il nome è strettamente legato alla storia di ognuno per cui non capisco quello che mi sta raccontando finché non le assegno un nome; eppure è un nome, solamente qualche carattere spesso dato a caso da mamma e papà in frettolosi momenti di estremi felicità; ci si fissa su un paio, ma alla fine si sceglie sempre quello che più ispira un po’ per simpatia, un po’ per tradizione oppure perché quel nome è collegato ad una persona in particolare che ricorda qualcosa di bello. Oppure semplicemente perché l’insieme di quelle lettere, messe proprio così, ci fa muovere labbra bocca e lingua in un movimento armonico che ci piace.

Se ne va la signora senza nome, che senza nome e senza storia resterà per sempre: non sono riuscita a regarle quei meritati 15 minuti di notorietà solamente perché non sapevo come chiamarla, assurdo.

Ha preso subito il suo posto un signore anziano, mi dice che si chiama Hanz e ha due enormi orecchie a sventola che spuntano simpaticamente dal capo, I capelli bianchi appena sistemati con le mani e gli occhialoni con una grande montatura in ferro gli regalano un aspetto severo, qualità che in realtà non gli si addice proprio. E’ stato un militare Hanz, negli anni in cui il comunismo divideva le due Germanie, ma lui era in quella buona, così dicono, quella dove avevi un po’ più di libertà e la vita era un po’ meno dura. Nel 1989, quando le due nazioni sorelle sono tornate ad essere una sola, Hanz era appena uscito di prigione dopo 10 duri anni nei quali, tra le tante amicizie di comodo, una soltanto era rimasta viva; se di amicizia si può ancora parlare, dopo che baci e carezze furtive nei bagni della prigione qualche giorno prima di uscire evano fatto vergognare i due, inconsapevoli del futuro. Si erano detti “dopo 10 annni di astinenza..” si erano giustificati sussurrando “tra qualche giorno uscirai”, mentre la mano di Hanz, tremante di desiderio, accarezzava la schiena nuda dell’amico. Il contatto umano è ciò che manca di più in questi casi e quando due persone passano molto tempo assieme, condividendo giornate e interessi, il desiderio di toccare la pelle calda e assporare gusti diversi dalla solita minestra guarda oltre al pregiudizio. Passato poi il momento estatico, il senso di colpa e di vergogna pervade quindi l’obbligo di giustificarsi a se stessi prima di tutto prende il sopravvento.

E nel 1992, quando Hanz si sposò con la bionda e florida Matilda, Gustav era accanto a lui all’altare; una foto poi strappata, parte del provino che si dà agli sposi prima delle scelta delle foto definitive, mostrava due mani decisamente maschili stringersi forte durante la cerimonia, durante quel sì pronunciato con decisione quasi stesse rispondendo “ti piacciono le donne?” più a se stesso che alla platea di parenti ansiosi di banchettare.

Guarda fuori dal fiestrestrino Hanz, un velo di tristezza appanna gli occhi stanchi di osservare la vita degli altri, per quelle continue negazioni, l’impossibilità di essere pienamente felice e di vivere un amore vero solo perché il pregiudizio cancella la volontà; fuori il verde della Natura austriaca avvolge questo treno che corre piano lungo i binari su e giù e il paesaggio ci distrae per la sua grandezza. Non porta più la fede Hanz, mi dice che l’ha tolta dopo che la florida moglie è morta di cancro al seno, non ha pianto molto, d’altronde il suo amore, quello vero, già si era spento qualche mese prima, portato via da un cappio al collo voluto per bloccare finalmente i pensieri lì, dove dovevano stare: nella testa. Scrive appunti in un quaderno ad anelli, infondo non siamo così diversi io e lui, annotiamo i pensieri, Hanz i suoi, io quelli degli altri. Vuole parlare con qualcuno, si gira appena sente qualche parole in tesdesco e poi prende nuovamente in mano la penna e annota ancora qualche parola. Sono sempre curiosa quando vedo persone anziane scrivere in quadernetti consunti, penso che abbiano davvero tanto da dire e mi immagino linguaggi arcaici e complicati riempire quelle paginette. Perché, con tutto il rispetto, gli anziani che scrivono sono pochi e quei pochi lo fanno bene davvero in quanto chi non lo sa fare non spreca affatto tempo; sono saggi gli anziani e sanno che il tempo va ben utilizzato: ecco perché Hanz scrive e pensa, si guarda in giro ed osserva per poter portare nella tomba con sé più ricordi possibile anche se il più prezioso e inestimabile è nascosto infondo al suo cuore, ben custodito dalla vergogna.

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4 thoughts on “The train series: Hanz

  1. ciao bella io son tornata sul blog,non so perchè ma d’estate perdo l’ispirazione, mentre l’inverno mi sento al”calduccio” e torna la voglia di scrivere…. come stai?? 🙂

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